SEMINARIO DI ASCOLTO IN PROVINCIA DI BOLOGNA #10

Lo scorso 16 settembre l’Assessore ai trasporti, reti infrastrutture materiali e immateriali, programmazione territoriale e agenda digitale Raffaele Donini ha formalmente avviato il processo di formazione della nuova legge urbanistica regionale, proponendo un ampio percorso partecipato, la cui prima tappa è l’ascolto e la raccolta di suggerimenti, suggestioni e proposte dai territori. L'incontro presso la Provincia di Bologna si è tenuto il 10 dicembre 2015.

Chi era presente:

  • Città Metropolitana di Bologna
  • ANCI, Unione dei Comuni Reno Galliera e 22 Comuni su 56 (Anzola Emilia, Bologna, Budrio, Calderara, Castel Maggiore, Castenaso, Castiglione dei Pepoli, Dozza, Imola, Malalbergo, Medicina, Minerbio, Monterenzio, Monzuno, Ozzano dell'Emilia, Pieve di Cento, Sala Bolognese, San Giovanni in Persiceto, San Pietro in Casale, Sasso Marconi, Vergato, Zola Predosa)
  • 1 ordine professionale (Architetti)
  • 13 associazioni di categoria (ANCE, Camera di commercio, CIA, Confcommercio, Confcooperative Bologna, Confcooperative Emilia-Romagna, Confesercenti, Confindustria Emilia-Romagna, Coldiretti, Confimi Emilia, CNA, Legacoop, Unindustria)
  • 2 associazioni culturali e ambientali (Legambiente, Italia Nostra)
  • 2 Sindacati (CGIL, UIL)

 

Chi ha introdotto:

  • Isabella Conti, Consigliere delegato alla Pianificazione territoriale ed urbanistica della Città Metropolitana
  • Raffaele Donini, Assessore ai trasporti, reti infrastrutturali materiali e immateriali, programmazione territoriale e agenda digitale

 

Chi è intervenuto:

  • Città Metropolitana di Bologna (Alessandro Delpiano, Settore Pianificazione Territoriale e Trasporti)
  • Ordine Architetti (Pier Giorgio Gianelli, Presidente)
  • Comune di Minerbio (Lorenzo Minganti, Sindaco)
  • ANCE (Luigi Amedeo Melegari, Presidente)
  • Comune di Vergato (Pier Antonio Gozzoli, Assessore)
  • Confindustria Emilia-Romagna (Francesco Montanari)
  • Comune di Bologna (Francesco Evangelisti, Dirigente Settore Piani e Progetti urbanistici)
  • Unindustria (William Brunelli)
  • CGIL (Alessio Festi, CGIL Bologna)
  • Università Ferrara/consulente ERVET (Filippo Boschi)
  • Regione Emilia-Romagna (Giovani Santangelo, Dirigente Servizio Affari legislativi)

 

Quali temi sono stati sollevati:

  • Capisaldi della nuova legge: vanno colte le relazioni tra riordino istituzionale e legge urbanistica ponendosi anche il problema delle risorse (economiche e umane) per garantire l'azione amministrativa futura. Serve capacità di indirizzare gli investimenti e programmare le risorse in coerenza con le scelte di pianificazione. Nei piani bisogna tornare ad affrontare i temi dell'assetto naturale ed ambientale del territorio e del ruolo sociale della città, e occorre tenere conto dei temi emergenti ambientali: rischio idrogeologico e sismico, efficienza energetica, ecc... Per lo sviluppo industriale la pianificazione serve e non ha fatto il suo tempo (lo dimostra l'esperienza della Philip Morris). Per la gestione del periodo transitorio in attesa della legge la soluzione potrebbe essere un “Piano mosaico” dei piani comunali delle aree vaste e della città metropolitana, da fare subito.

     

  • Consumo di suolo: consumo a saldo zero come obiettivo di medio periodo, che non significa necessariamente nessuno sviluppo, ma piuttosto orientarsi alla rigenerazione urbana, non solo come riqualificazione di edifici. Sul tema dei residui bisogna affermare con chiarezza che, arrivato un tempo “X”, le previsioni dei piani decadono. Le aree produttive di espansione non servono più, togliamo le previsioni inattuate. Se c'è necessità è sufficiente l'applicazione dell'art.A-14 bis per ampliare le aziende insediate e poi strumenti veloci (p.e. Accordo di programma) per non perdere le occasioni di investimento sul territorio. La pianificazione deve essere un patto tra amministrazione e società: non si possono cambiare le regole del gioco, quello che era inserito nei piani urbanistici è parte del patto. I residui possono essere ridotti nelle quantità, ma le aree inserite nei piani vanno mantenute.

 

  • Rigenerazione e riqualificazione urbana: Bisogna puntare alla rigenerazione ma anche sostituzione del patrimonio edilizio esistente per sicurezza e risparmio energetico e sul trasferimento degli edifici dalle zone a rischio. Servono incentivi per l'attuazione della rigenerazione. Bisogna eliminare gli oneri per alcuni interventi (tipo la sostituzione edilizia che deve rientrare nella RE) e inserire facilitazioni per cambi d'uso e per usi temporanei. Riutilizzo e rigenerazione vanno bene per la residenza ma per il produttivo è difficile (dimensione degli edifici produttivi – parcellizzazione della proprietà – strade pubbliche... ecc).

     

  • Livelli di governo del territorio: lo Statuto della Città Metropolitana declina le funzioni della CM e la disegna come una federazione di Comuni, differente dalla ex Provincia. La Città Metropolitana deve offrire una visione territoriale condivisa con la Regione e gli strumenti per metterla in pratica. La Città Metropolitana è pronta per impegnarsi in un Piano strategico/strutturale metropolitano, visto come somma del PTCP e dei PSC rivisti. Va mantenuta una coerenza con le pianificazioni precedenti, in particolare quella del PTCP. La Città Metropolitana è una federazione di comuni quindi il controllo sarebbe auspicabile restasse in Regione, magari esercitato con procedure più semplici (per esempio Conferenza dei Servizi).

     

  • Piani urbanistici comunali: Importanza del nuovo quadro conoscitivo: economia urbana (studio economico della sostenibilità) e studio dettagliato dei flussi demografici, fondamentali per la programmazione delle risorse e la tenuta del welfare. Piano strategico/strutturale metropolitano come somma del PTCP e dei PSC rivisti e Piano delle trasformazioni locali per la dimensione attuativa comunale. Al livello comunale si opera con un Piano di Trasformazione Locale per Unioni di Comuni o Comuni singoli e per POC o altri strumenti attuativi di scala comunale. I piani operativi devono seguire i progetti e avere un tempo limitato (magari non di 5 anni) e non una visione onnicomprensiva. La parte del regolamento deve essere in buona parte uguale per tutti, ma serve anche una parte legata alla specificità dei luoghi.

 

  • Strumenti di attuazione: Dopo aver rappresentato nel piano l'idea di territorio, servono dei Progetti delle Trasformazioni Territoriali: il territorio della Città Metropolitana è grande quindi questi progetti potranno essere fatti dai Comuni associandosi liberamente in insiemi a geometria variabile in base all'argomento. Si tratta ovviamente di progetti complessi. La qualità progettuale si ottiene attraverso norme semplici e concorsi di progettazione (dall'urbanistica all'arredo) e partecipazione. Per la qualità progettuale bisogna affidarsi ai professionisti perchè non si ottiene con i regolamenti.

 

  • Semplificazione delle procedure: da sola non risolve, ci vuole la certezza dei tempi e occorre che norme e piani siano chiari evitando difficoltà interpretative, sovrapposizioni e sapendo decidere. La pianificazione deve saper cogliere i cambiamenti in atto con tempi certi e veloci. Il tempo è il tema trasversale che deve regolamentare la legge: ”entro e non oltre...”. Aiuta la riduzione degli strumenti oggi previsti, soprattutto degli strumenti di attuazione (ad esempio eliminazione del POC e al suo posto art.18 e convenzioni) e l'omogenizzazione delle regole edilizie. Serve accorpare i procedimenti in solo due tipologie di processi: uno più approfondito (piani e varianti “sostanziali”) e uno meno per le variazioni (es. recepimento piani sovraordinati, boschi, ecc). Serve una legge corta e semplice con regolamenti attuativi successivi (che si modificano più in fretta). La legge deve avere ben chiari i principi e le motivazioni, poi articoli molto sintetici. La legge va costruita con il costante confronto con gli uffici tecnici dei comuni che praticano la materia.

 

  • Contenuti: c’è un problema di housing. Occorre un ragionamento sulla fiscalità sovracomunale tramite un fondo compensativo per dare attuazione al principio della perequazione territoriale. Basta al policentrismo che da un po' a tutti: bisogna selezionare. Delocalizzazione attività produttive in distretti con economia circolare.

 

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ultima modifica 2016-01-19T11:40:00+01:00
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